A chi sei fedele?
Ho tessuto a lungo un filo che mi si stava intrecciando male e infeltrendo, rendendo molto difficile sbrogliare la matassa.
A dire il vero, i fili erano due: il primo teneva un patto, non scritto eppure firmato, di fedeltà al mondo da cui arrivavo.
L’altro, stretto con un doppio nodo, mi legava all’illusione di poter punire quel mondo, quelle persone, senza farmi vedere che stavo punendo solo me.
Il Club del Patto ha molti iscritti - me ne accorgo ascoltando i miei clienti che non si spiegano perché non riescono ad andare avanti.
Quello è un patto di fedeltà a chi c’era prima di noi, a chi ci ha cresciuti, a chi ha sofferto, a chi non ce l’ha fatta.
L’abbiamo firmato senza accorgercene quando qualcosa ci ha feriti, spaventati, o semplicemente ci ha insegnato coi metodi duri qual era il modo di stare al mondo.
Anzi.
Qual era il modo per poter stare nel nostro mondo.
Un patto che, verbalizzato, suona più o meno così:
“Non posso stare bene se gli altri stanno male.”
“Non posso diventare grande se chi mi ha preceduto è rimasto piccolo.”
“Non posso brillare se questo può spegnere qualcun altro.”
Senza volerlo, restiamo un passo indietro, in un vestito che stringe, in una cameretta che pure se ci dà la claustrofobia, ci fa sentire che è l’unico posto che meritiamo.
E rimaniamo lì per non tradire.
Dinamiche
1) L’amore bambino
Questo patto nasce quasi sempre dall’amore.
Ed è doveroso dirlo, perché non c’è niente di sbagliato se lo hai firmato anche tu.
Da bambini, impariamo presto ad annusare l’aria che respiriamo.
Capiamo cosa fa stare bene le persone che amiamo - e da cui dipendiamo - e cosa le fa soffrire.
Spegniamo il nostro slancio quando sentiamo che può disturbare la casa dove la gioia non suona il campanello da anni e fare luce in stanze lasciate senza lampadine.
Perché a quell’età è più importante avere un posto sicuro pur nella sua non-sicurezza piuttosto che avere lo slancio.
E, per dare senso al nostro piccolo mondo, è fondamentale credere di essere in grado di proteggere e salvare quel luogo, e quelle persone.
Un eroico atto d’amore bambino.
2) La soglia invalicabile
Crescendo, la vita ci apre varie porte che affacciano sulla “possibilità di qualcosa di più”
Non per forza cose universalmente grandi, ma cose importanti per noi: un’occasione inaspettata, un lavoro che ci assomiglia, persone con cui star bene.
È in quel momento che il patto firmato esce dal cassetto e punta i piedi, impedendo ai nostri piedi di varcare quella soglia.
Non per pigrizia o per paura del cambiamento.
Ma per il timore che stare bene, o addirittura stare “troppo” bene sia un tradimento e che autorizzarsi quella gioia sia il gesto estremo che taglia il legame sancito nel patto.
3) Il costo del passato
Ogni patto ha le sue regole e il suo conto da saldare.
Tipicamente, nei patti ognuno mette la sua parte.
Non in questo caso, dove paghiamo solo noi con una valuta fatta di possibilità lasciate sul tavolo e di evoluzione mancata.
Noi che ci troviamo a 45 anni senza capire come ci siamo arrivati e perché “alla nostra età” siamo ancora aggrappati a persone e stanze senza lampadine di una casa silenziosa.
Luoghi che oggi forse non esistono neanche più.
E persone che oggi, alla fine della loro vita, ci rimarrebbero di sale a sapere che abbiamo rinunciato alla nostra pienezza in loro onore.
E quindi?
Chi ama così tanto da bloccarsi per non far soffrire le persone amate non è né debole, né stolto.
Ha solo firmato un patto di fedeltà, e qui c’è la cosa bella.
Chi l’ha firmato è l’unica persona che lo può modificare.
Dico modificare non a caso.
Stracciarlo, infatti, sarebbe un torto immeritato nei confronti di quell’amore che ha mantenuto il patto vivo fin qui.
Una sola domanda per oggi, da maneggiare con Clemenza.
Come staresti oltre quel patto?
Ancora una riflessione
Torno ai miei due fili dell’inizio, quello della fedeltà, e quello che credeva di punire il mondo e puniva solo me.
Ho provato a tagliarli di netto senza riuscirci.
E per fortuna non ci sono riuscita.
Perché quel gesto brusco non avrebbe risolto niente e avrebbe solo fatto male alla parte di me che quei fili, alla fin fine, li aveva tessuti con e per amore.
Li ho quindi sbrogliati piano, pur con qualche lacrima a bagnare e irrigidire il tessuto.
Ne è valso il piacere: con quei fili malconci ma finalmente sciolti, ho scoperto che darsi il permesso di uscire dalla stanza buia nella casa silenziosa è il modo più onesto di onorare chi ti ha portato fin qui.
Tu.
Ci sentiamo presto.
Nel frattempo, fai scintille ✨
Ciao, sono Margot
Sono una coach certificata, specializzata in transizioni di vita e lavoro, e ho fondato Facciamo Scintille.
I miei clienti sono professionisti capaci che sulla carta hanno tutto, eppure sentono che gli manca qualcosa per tornare a fare scintille.
Se ti riconosci, sentiamoci:





Margot mi è entrata una lacrima nell'occhio con questo post. Quel famoso "patto" nasce non necessariamente in stanze troppo buie o dove esistono inversioni di ruoli relazionali familiari. A pensarci mi vengono i brividi e mi sale quasi la paura a immaginare di poterli ricreare anche in modo inconsapevole in quello che sarà della mia futura famiglia. Il disperato bisogno di essere accetatti e visti genera labirinti.
È davvero triste quando il mondo degli 'adulti' non vede l'amore bambino. A volte per incapacità, a volte per comodità. Da lì possono partire dinamiche di inversione di ruoli, traumi relazionali, e molto altro. E spetta al bambino sbrogliare la matassa.
Grazie per i tuoi spunti preziosi in cui mi ritrovo. Anche io ho sbrogliato la mia matassa, tra rabbia e lacrime, e trasformato il buio in forza e luce, però è comunque un piacere sentirsi rispecchiati.