Ma tu, ti ami?
Sì, proprio tu.
Entro così a gamba tesa in un piovoso San Valentino con la domanda delle domande.
Quella che ha mandato metà di noi dalla psicologa, e l’altra metà in Feltrinelli - corsia “crescita personale”.
Te la faccio perché non troppo tempo fa un’amica mi ha tirato una stilettata, e quando c’è qualcosa di buono le stilettate vanno condivise.
In un momento difficile per me, mi ha esortata ad amarmi.
Non a volermi bene.
Proprio ad amarmi.
Non avevo riflettuto su questa sfumatura linguistica di significato fino a quella sera di dicembre.
Amarsi vuol dire essere, sentire e agire per noi come faremmo per chi amiamo.
Vuol dire farci carico dei nostri dispiaceri,
alleggerirci la giornata,
mandarci un messaggio estemporaneo in mezzo alla giornata,
programmare qualcosa di bello insieme a noi
L’amore di sé è il motore buono del mondo.
Solo amandoci, infatti, possiamo essere e fare il nostro meglio per ciò che conta davvero per noi, che sia il lavoro, il team, i figli, la salute, le persone care.
Non è edonismo, né ego, né ostentazione
L’amore per sé è una pratica intima, una scelta quotidiana, una postura che si incarna nel corpo.
Ma come si arriva al punto in cui non ci si ama più - o al punto in cui ok, tuttosommato “ci vogliamo bene”, ma dire “amarsi” sembra una parola troppo grande per essere pronunciata ad alta voce?
Dinamiche
L’amore come lingua straniera
L’amore si apprende da piccoli e diventa una madrelingua - a volte anche padrelingua.
Chi non lo ha appreso fa una fatica inenarrabile a impararlo.
Perché è un altro alfabeto, altri suoni, altre direzioni di scrittura, altri modi di dire.
Traducendo la metafora, vuol dire riconoscere che quello che è arrivato non era esattamente amore al suo meglio.
Implica quindi ricostruire il ruolo di chi doveva accudirci e non l’ha fatto nel modo più corretto.
E questo, spesso, vuol dire anche riuscire a perdonare - altra fatica improba per chi, a distanza di anni, ha ancora le sue cicatrici e i suoi dizionari aperti per cercare i significati.
Micronizzarsi
Con questa base di partenza, è un attimo farsi piccoli, micronizzarsi, pensando che lo spazio che ci spetta debba necessariamente essere piccolo.
Ma il confine tra apprezzare le piccole cose e accontentarsi delle piccole cose è molto, molto labile.
Lo si vive nel lavoro, dove l’accontentarsi non è una scelta saggia ma una resa.
Nelle amicizie, dove si diventa la persona più disponibile raramente ricambiata.
Nelle relazioni, dove tutto diventano ancillare alle esigenze dell’altra persona.
A volersi farsi piccoli, di spazio ce n’è in abbondanza.
Tradirsi
Forse è questa la dinamica più dolorosa.
Quando non ti ami, ti tradisci.
Non sempre in pubblica piazza.
Più spesso sono piccoli gesti, apparentemente di poco conto ma dal grande effetto quando sommati.
Capita che rinunci a dire quello che senti e quello che pensi.
Abdichi ai tuoi desideri perché non è il momento.
Accetti cose che ti farebbero ribollire il sangue se qualcuno te le raccontasse.
Solo che noi umani siamo creature abitudinarie, e quello che ripetiamo poi diventa reale, perché diventa un’abitudine.
Anche tradirsi può diventare un’abitudine.
Un movimento inconsapevole che sfugge al radar della consapevolezza.
E che rafforza la convinzione e la narrazione interiore di non contare abbastanza non solo per gli altri, ma neanche per sé.
E quindi?
1. Ascoltati
Il primo passo è il più difficile: ascoltarti.
È difficile perché richiede clemenza e onestà intellettuale, i due fondamentali di questa lettera settimanale.
Per partire, ecco qualche domanda:
Cosa desideri davvero? NB: non cosa dovresti volere 🤓
Quali sono i tuoi valori non negoziabili?
(Questa è la domanda che su di me funziona meglio)Di cosa hai bisogno oggi, in questo preciso momento della tua vita?
La strada su cui sei ha la forma del tuo cuore, lo protegge, lo fa sentire al sicuro?
Ogni risposta che ti darai è giusta e valida.
Vale di più però se la fai nascere e crescere prima nel cuore e poi nella testa.
Perché siamo anche creature emozionali, e razionalizziamo a posteriori - anche se ci raccontiamo che è il contrario.
Per questo sentire batte sapere.
2. Cura, non performance
Dopo aver visto che forma ha il tuo cuore, quanto è prezioso, quanto sarebbe un delitto che fossi proprio tu a spezzarlo, scatta il secondo passo.
Riconoscere che i tuoi desideri esistono, sono legittimi e sono azionabili.
Anche se ti sembrano impopolari,
o troppo per te,
o troppo poco - c’è anche questa convinzione che si debba desiderare solo in crescendo.
Riconoscerseli non è una performance: non c’è la gara a chi ne colleziona ed esaudisce di più in meno tempo.
Non si sblocca nessun livello di gioco nascosto.
Perché questo non è il campo della performance.
È il campo dell’amore.
3. Rinegozia col cuore
Ogni volta che senti nel corpo qualcosa che ti torce le budella o che si manifesta in modo spiacevole, facci caso.
Perché il corpo parla così, a segnali, a emozioni - che sono energia in movimento.
È il suo modo di avvisarti che stai entrando nel campo dei valori non negoziabili.
A quel punto, le macro-opzioni sono almeno due.
1) Rinegoziare quella decisione con te stesso, portando sul tavolo di negoziazione anche il cuore.
2) Riconoscere consciamente che è una scelta contro i tuoi valori, e decidere di procedere comunque.
Infatti, non tutto e non sempre si può rinegoziare: nella vita vera ci sono anche vincoli e circostanze indipendenti da noi.
Ma quello che fa la differenza è accorgersi di quello che c’è sul piatto e scegliere avendone contezza.
Riflessione finale
Questa, oggi, non è mia.
La prendo in prestito dall’ultima newsletter di Ilaria Mangiardi, (@imjardi) perché mi è entrata negli occhi come il primo raggio di sole dopo giorni di pioggia e me li ha resi belli lucidi e scintillanti.
Una cosa semplice, ma che diventa speciale quando arriva al momento giusto.
Ilaria riscrive la promessa che si scambiano gli sposi sull'altare cambiando i –ti in –mi.
Diventano così
Prometto
di essermi
fedele
sempre,
nella gioia
e nel dolore,
nella salute
e nella malattia,
e di amarmi
e onorarmi
tutti i giorni
della mia vita.
Amarmi e onorarmi tutti i giorni.
Come la senti, per te, questa promessa?
Ci sentiamo presto.
Nel frattempo, fai scintille ✨
🙋🏼♀️ Sono Margot Deliperi: Business & Career Coach.
Riaccendo le scintille di professionisti che si sentono spenti nel loro lavoro ma sanno che c’è di più e vogliono andarselo a prendere.



